Li chiamavano ragazzi difficili

Le scuole, gli spazi pubblici, i parchi, i beni culturali e quelli demaniali saranno a disposizione di chi proporrà attività autogestite per lo sviluppo sociale delle nostre comunità, il recupero della verità storica e in favore della pace e della cooperazione nel Mediterraneo. Pubblica sarà l’acqua potabile. Libero da inquinamento il mare.
Annamaria Pisapia
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Li chiamavano ragazzi difficili

Messaggioda Annamaria Pisapia » 08/04/2015, 11:24

Ripeto spesso che se un ragazzo "difficile" nascesse a Buckingham Palace tutt'al più potrebbe trovarsi in "difficoltà" nello scoprire quanto la sorte sia stata cattiva nell'assegnargli il secondo terzo o perfino il quarto posto nella linea di successione, rispetto all'erede al trono. Eppure per alcuni sembra che i ragazzi difficili, anche detti a rischio, nascano così: "una razza a parte". Un marchio. Facile scaricare su ragazzini, adolescenti le negligenze delle istituzioni , tanto più evidenti al Sud dove già sono presenti "adulti difficili". Mi trovo a pensare, piuttosto, di trovarmi in presenza di "Stato a Rischio"; "Istituzioni Difficili", dove corruzioni, abuso di potere, indifferenza, sono le peculiarità che contraddistinguono coloro che fanno parte di questa classe politica. Tanto più se pensiamo che da oltre 154 anni si nutre e si rigenera sottraendo linfa vitale dal Sud. Appare quindi evidente che le disparità di trattamento, mancanza di infrastrutture, sottrazione fondi destinati al Sud, producano un'amputazione all'economia del Mezzogiorno causando disagio economico-sociale in alcune fasce. Con il risultato che finora sul tema del disadattamento poco o nulla è stato fatto. La povertà sembrerebbe una "malattia" endemica di cui nessuno, o quasi, se ne attribuisce la responsabilità e che finisce per ricadere proprio su colui che la subisce. Sebbene si sia nel terzo millennio, alcune classi sociali sono destinate a non rientrare tra le priorità dei programmi stilati dalla classe politica nord-centrica. Da questo stato di cose potrebbe essere d' aiuto attingere dal nostro passato. Da quanto lasciatoci in eredità dai Borbone. Nel vituperato Mezzogiorno possiamo vantare su strutture costruite durante il Regno delle Due Sicilie cui nessuno più, o quasi, dà il giusto risalto che potrebbero essere ripristinate e destinate all'originario scopo. E' il caso del Real Albergo dei Poveri fondato da Carlo III nel 1751, per ospitare tutti coloro che si trovavano in difficoltà economiche, o con gravi handicap e difficilmente accettati dalla società, come sordomuti e ciechi. L'Albergo dei Poveri è uno degli edifici più grandi d'Europa, fu concepito per ospitare migliaia di disagiati, solo nel 1819 come riportato dagli "Annali Civili" vi erano oltre quattromila reclusi. Lo scopo andava oltre la semplice carità cristiana. Infatti nell'editto del 28 luglio 1769 Ferdinando IV sottolineava: "...sono nate le pubbliche scuole e i collegi gratuiti per educare la gioventù povera nella pietà e nelle lettere; i conservatori per alimentare e ammaestrare nè mestieri gli orfani le orfane della povera plebe; i reclusori per i poveri invalidi e per i validi vagabondi che, togliendosi all'ozio erano gravosi e perniciosi allo Stato, si rendono utili per istruirsi della arti necessarie alla società". Infatti nell'Albergo dei Poveri sorsero fabbriche e scuole di notevole pregio. Tra queste la scuola di musica fondata nel 1832, con un organico di oltre venti docenti e di direttori che venivano scelti tra i migliori, come nel caso di Nicola D'Arienzo. La musica rientra, quindi, a pieno titolo tra le eccellenze del Sud. Tuttora la canzone napoletana è famosa nel mondo, ed è parte integrante del nostro spirito meridionale. C'è da dire anche che essa interessa, così come lo sport, la stragrande maggioranza dei ragazzi. Così non sarà difficile immaginare di proporre la destinazione di una parte dell'Albergo dei Poveri ad una "Scuola di Musica" gratuita, che non figura tra le iniziative proposte dal Comune volte piuttosto a promuovere eventi e scambi musicali interculturali, piuttosto che a rivolgersi alle fasce disagiate della città. Anche in virtù del fatto che: la legge regionale 1980 n°65 obbliga di assicurare la continuazione delle attività istituzionali per le quali l'Albergo dei Poveri è stato costruito. La "Scuola di Musica" sarebbe aperta a tutti i giovani cosiddetti a "rischio" che così troverebbero una collocazione e degli stimoli tali da consentirgli una visione del loro futuro uguale a quello di tanti loro coetanei.

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