Decreto “terra dei fuochi” – la regione dov’è?

Facciamo un po’ di chiarezza circa il recente decreto sulla terra dei fuochi che ha stabilito l’interdizione alla coltivazione per 17 ettari di terreno tra le province di Napoli e Caserta.

In attuazione della legge 6/2014 terra dei fuochi, il comitato interministeriale costituito da Corpo Forestale dello Stato, Regione Campania, Arpac, Università Federico II di Napoli, l’Ente per l’erogazione di fondi in agricoltura, l’istituto zooprofilattico, già un anno fa misero insieme tutti i dati in loro possesso da anni per cercare, attraverso le ortofotogrammetrie (una tecnica che consente di individuare aree di terreni sospetti dove è avvenuto movimento terra attraverso la rilevazione anche di fonti dio calore) di rilevare aree sospette. Si partì da 57 Comuni tenendo conto delle sole aree agricole (anche se le percentuali fornite si riferivano anche alle aree urbanizzate, per abbassare la percentuale, e questo fu subito fatto notare dai comitati) individuando in fascia 5, rischio grave, circa 80 ettari di terreni agricoli.

Durante le analisi si è scoperto che nel tempo 40 di questi ettari erano intanto già diventati qualcos’altro, come strade, edifici, centri commerciali, parcheggi (preoccupante che oggi siano edificati su terreni a rischio dove forse sono interrati rifiuti tossici). Dei restanti 40 ettari le analisi hanno rilevato che 17 di questi vanno inibiti subito alla coltivazione e tutto il resto deve essere attenzionato e i prodotti devono essere attentamente analizzati.

Ciò non significa certo che solo 17 ettari della Campania siano contaminati o a rischio. Questo costituisce solo un primo passo. Innanzitutto si deve provvedere ad estendere l’analisi dettagliata da subito dai 57 comuni a 88 comuni nelle due province. Poi stiamo parlando solo e unicamente di terreni destinati all’agricoltura e non parliamo certamente delle 1.500 discariche, pubbliche e private, legali e illegali, già mappate nel piano bonifiche della Regione Campania. Queste, come ad esempio le aree vaste come Masseria del pozzo e Resit di Giugliano, rimangono fuori dallo studio condotto dal comitato interministeriale. I 1500 siti sono ancora in attesa di bonifica e in tanti casi si continua a coltivare nei terreni immediatamente adiacenti a questi siti. Da tempo è stato richiesto che proprio questi terreni venissero da subito inibiti alla coltivazione ma ciò non è avvenuto.

Adesso si chiede al governo di continuare l’opera iniziata con i primi 57 comuni ed estenderla a tutta l’area della terra dei fuochi. Inibire subito alla coltivazione quelle aree e trattarle con fitorimedio e biorimedio. Soprattutto tutelare subito i suoli e i prodotti sai con marchi di qualità che restituiscano fiducia ai consumatori. Di tutto ciò fino ad oggi la Regione Campania non ha fatto nulla.

1 Risposta

  1. La Regione è impegnata ad ostacolare la costruzione dell' impianto di compostaggio che non è stata in grado di fare in 5 anni, preferendovi inceneritori e discariche

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