Il falso mito dei residui fiscali

L’efficiente Nord che finanzia il Sud sprecone? Pura disinformazione!

di Mattia Di Gennaro

Il candidato Governatore della Campania della “Lista Civica MO!”, Marco Esposito, ha avuto ragione ancora una volta!

Quanto riportato e documentato nel suo libro “Separiamoci” ha trovato riscontro in uno tra i più autorevoli siti d'informazione economica, LaVoce.info, che non può essere certo definito “filo-meridionale”. La vocazione scientifica della ricerca della verità di tale sito, tuttavia, ha preso il sopravvento su tutto, quando si è trattato di sfatare il mito settentrionale di un Sud spendaccione mantenuto da un Nord efficiente. Così, due brillanti economisti meridionali, Carmelo Petraglia e Domenico Scalera, hanno dimostrato nel loro articolo "I confini della questione settentrionale" che fare leva sui residui fiscali per sostenere la tesi della presunta ingiustizia fiscale sofferta dal Nord è solo una leggenda da demolire.

Una premessa è d’obbligo: cosa sono questi residui fiscali? La coppia di studiosi, utilizzando la definizione della Cgia (l’associazione artigiani e piccole imprese) di Mestre, spiega che il "residuo fiscale" misura il saldo tra le entrate e le spese pubbliche “regionalizzate”, ossia la differenza tra l’onere medio che il contribuente sostiene per il pagamento di imposte e contributi e il beneficio che trae dalla spesa pubblica diretta al territorio di residenza.

Nel loro lavoro, i due ricercatori hanno compiuto uno studio sui dati dell’aggiornamento al 2012 dei residui fiscali regionali della Cgia di Mestre. Dalle indagini risulta che il saldo dei residui fiscali è positivo in tutte le regioni del Nord (tranne il Friuli dove è praticamente nullo) e negativo per tutte quelle del Sud. La Cgia valuta il residuo della Lombardia in 53,9 miliardi di euro (5.511 euro pro capite) mentre quello del Veneto è di 18,2 miliardi (3.733 euro pro capite).

Per alcuni politici infiammati dal movente territoriale (vedi Matteo Salvini e Massimo Cacciari contro Marco Esposito a Matrix), questi valori sono ritenuti troppo alti, sicché bisogna sostenere la necessità di trattenere nelle virtuose regioni settentrionali le risorse altrimenti destinate a finanziare la spesa pubblica di un Mezzogiorno inefficiente e sprecone.

Petraglia e Scalera gettano acqua sul fuoco sostenendo che, a prescindere dall’entità dei residui, il loro “segno” non è indice di nessun particolare virtuosismo. Le entrate delle amministrazioni pubbliche crescono con la base imponibile, più elevata al Nord, mentre la spesa pubblica è distribuita abbastanza uniformemente tra tutti i cittadini, titolari degli stessi diritti di cittadinanza. I residui riflettono, dunque, la redistribuzione tra individui con redditi in media più elevati al Nord e più bassi al Sud.

La redistribuzione dei redditi non deve essere considerata una generosa mancia elargita dal buon cuore dei contribuenti del Nord ai poveri connazionali del Sud ma un preciso obbligo sancito dalla Costituzione in cui all’articolo 119 si può leggere a chiare lettere che lo Stato deve attivarsi per “promuovere lo sviluppo, la coesione e la solidarietà sociale e rimuovere gli squilibri economici e sociali”, destinando risorse aggiuntive ai territori in ritardo di sviluppo.

Ma c’è di più: nell’esercizio condotto in un altro lavoro, la coppia di ricercatori ha provato a derivare i residui fiscali «teorici» per regione, ipotizzando un prelievo fiscale commisurato al reddito medio regionale, una spesa ordinaria proporzionale alla popolazione residente e una spesa per le politiche regionali coerente con gli obiettivi programmatici. Il confronto fra questi residui e quelli effettivi (calcolati da altri economisti come Staderini e Vadalà) mostrano, in sintesi, che solo il Piemonte risulta sensibilmente penalizzato come regione «eccessivamente donatrice» mentre il Sud, nel suo complesso, riceve quasi l’11 per cento in meno di quanto il criterio utilizzato implicherebbe!

Come a dire che, rispetto a quanto spetterebbe alle regioni meridionali, esse finanziano, con la mancata redistribuzione delle risorse, lo sviluppo e la crescita dei redditi del Nord, contribuendo a far aumentare questo divario. Proprio quanto affermato in “Separiamoci” e in altre interviste da Marco Esposito, che in merito ha dichiarato “Lo studio conferma che il Sud riceve sistematicamente meno di quanto spetti per legge. A parità di reddito un meridionale versa più imposte di un concittadino del Nord e riceve servizi di qualità inferiore. Se tantissimi cittadini del Nord e anche molti meridionali si sono convinti del contrario è per responsabilità di un sistema informativo e di potere a trazione settentrionale che avvelena i rapporti tra territori. Il riscatto delle buone ragioni del Sud parte dalla controinformazione".

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