L’ISTAT certifica: il Sud assente da troppo tempo dalle priorità della politica

di Mattia Di Gennaro

Giorgio Alleva dalla seconda metà del 2014 è presidente dell’ISTAT e ieri, 20 maggio 2015, ha presentato per la prima volta alla Camera dei Deputati il rapporto annuale dell’Istituto di Statistica (ISTAT).

Tanti i dati snocciolati alla presenza degli onorevoli: uno su tutti, lo 0,3% in più di Pil registrato nel primo trimestre di quest'anno, frutto di eventi sintomatici verificatesi negli ultimi mesi del 2014, come una lenta ripresa nei consumi delle famiglie.

Dal Rapporto Istat 2015 emerge un’immagine dell’Italia come un Paese impegnato in una faticosa riemersione dall’abisso della crisi; tuttavia, i segnali di ripresa, oltre che flebili, sono iniquamente distribuiti sul territorio italiano. La crescita, infatti, si concentra nel Centro e nel Nord della penisola, mentre il Mezzogiorno sprofonda, registrando una perdita di mezzo milione di occupati dall'inizio della crisi.

Il dramma del lavoro

Il tasso di occupazione italiano è del 55,7%, ben lontano dalla media europea del 64,9%. Per convergere al livello comunitario, gli occupati italiani dovrebbero aumentare di circa 3,5 milioni, un numero quasi pari alla somma dei disoccupati (individui attivamente impegnati nella ricerca di un lavoro) e dei lavoratori potenziali (individui che cercavano lavoro ma hanno smesso perché sfiduciati) del Mezzogiorno d’Italia, come possibile osservare dal grafico de “Il Sole 24Ore”, prodotto a corredo dell’articolo sulla presentazione del rapporto Istat.

RapportoIstat

"Le aree del Mezzogiorno - scrive l'Istat - si caratterizzano per una consolidata condizione di svantaggio legata alle condizioni di salute, alla carenza di servizi, al disagio economico, alle significative disuguaglianze sociali e alla scarsa integrazione degli stranieri residenti". L’Istituto di Statistica ha rilevato che nel Mezzogiorno il reddito è più basso del 18% rispetto alla media nazionale, nelle aree interne più povere la differenza sale al 30%, cosa che si riverbera sui consumi delle famiglie residenti al Sud, le quali spendono poco più del 70% della media nel resto del Paese. Oltre un quarto della spesa nel Mezzogiorno è per i beni alimentari, di prima necessità.

Gli effetti del federalismo avvelenato sui Meridionali: una sanità in dissesto

La disparità territoriale si registra anche sul fronte sanità: la quota delle persone in cattive condizioni di salute è del 20% al Sud e del 17,7% nel Centro-Nord, mentre completamente ribaltata è la situazione dei finanziamenti pro-capite al Servizio sanitario nazionale. Si legge dal Rapporto 2015 (da cui è tratta anche l’immagine sotto riportata) “Nelle regioni del Sud la quota pro capite di finanziamento non raggiunge i 1.900 euro, con il minimo di 1.755 in Campania, mentre in altre aree del Paese supera i duemila euro. I valori massimi, superiori ai 2.300 euro, si rilevano in Valle d’Aosta, Bolzano e Trento, dove sono anche più elevate le dotazioni medie di personale sanitario a fronte di prevalenze nettamente più basse di popolazione in cattive condizioni di salute”.

Finanziamenti SSN

Preoccupante, invece, il fenomeno della rinuncia a prestazioni sanitarie (foregone care), che rivela una domanda di assistenza alla quale il sistema non riesce a dare adeguata risposta. Le fragilità si concentrano, ancora una volta, su alcuni soggetti e su specifiche aree. Nel Nord-ovest si registra la quota più bassa (6,2%) di rinuncia per motivi economici o carenza dell’offerta, mentre nel Mezzogiorno la quota è più che doppia (13,2%). L’immagine sotto riportata, tratta dal rapporto 2015 mostra eloquentemente tale fenomeno.

RinunciaSanità

Il monito del presidente dell’Istat: “Senza il Sud lo sviluppo non potrà che essere penalizzato”

"Per il 2015, gli indicatori delineano prospettive positive in Italia e nel complesso dell'Unione economica e monetaria", ha proseguito il presidente dell'Istat Giorgio Alleva, che però ha avvertito: "Il Mezzogiorno è da molti anni assente dalle priorità di policy. La dimensione del problema è tale che, se non si recupera il Mezzogiorno alla dimensioni di crescita e di sviluppo su cui si sta avviando il resto del Paese, sviluppo e crescita non potranno che essere penalizzati rispetto agli altri Paesi".

Il commento di Giorgio Alleva, riportato dai principali quotidiani nazionali, ha riproposto a Palazzo Montecitorio un tema, la Questione Meridionale, che per troppi anni ha avuto nella classe politica meridionale solo difensori d’ufficio e non appassionati principi del foro. Tale monito, tuttavia, agli occhi di chi è impegnato civilmente e politicamente per la rinascita del Mezzogiorno ha ricordato la leggenda del re nudo: la condizione di sottosviluppo del Mezzogiorno, causato da anni e anni di governi a trazione centro-settentrionale e avallato dalla mediocre classe politica meridionale, sempre pronta a prendere ordini da una segreteria a Roma, Milano, Genova o Torino, è stato rilevato proprio nel luogo dove esso ha trovato attuazione e dove per troppi anni se n’è taciuto, e accolto quasi nello stupore generale!

In merito, infatti, il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha rilasciato un’intervista a Il Mattino in cui ha respinto le accuse e ha ribattutto che il governo Renzi ha messo il Mezzogiorno al centro di scelte strategiche come a proposito dei fondi europei, indicano Bagnoli e Taranto come simboli della rinascita di quest’area. «Con noi - dice Delrio - sono aumentati del 30% gli appalti per opere pubbliche dopo il tondo dei due anni precedenti».

Che peccato, però, che dall’analisi del Documento di Economia e Finanza (DEF) emergano solo chiacchiere sul Mezzogiorno. In particolare, proprio per le materie di competenza del ministro Delrio, resta come un’onta incancellabile l’allegato 2 all’allegato “Infrastrutture” del DEF: 83 progetti, totale finanziamenti 7 Miliardi e 9 milioni di euro, distribuiti 7 Miliardi e 5 milioni al Centro Nord e 4 Milioni al Sud, con la Campania che attrae appena 1 milione di euro!

Con una rappresentanza politica della Campania, in particolare, e del Mezzogiorno, in generale, libera da gioghi di segreteria e impegnata a fare esclusivamente gli interessi del territorio che rappresenta, tali distorsioni non saranno più tollerate. Questo è l’obiettivo della “Lista Civica MO!” e del suo candidato presidente, Marco Esposito.

MO lo sai, vota responsabilmente!

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