Perché lo 0,7 non sembra poco

di Marco Esposito

Mi sono chiesto perché lo 0,7% dei voti raccolto da MO! il 31 maggio in Campania stia suscitando tanta attenzione e, in non pochi casi, addirittura entusiasmo. Il flusso di messaggi di affetto, soddisfazione, incitazione a non mollare continua. Perché lo 0,7% non sembra poco? Mi sono dato, finora, cinque risposte.

La prima. C’è chi guarda il numero con l’occhio dello storico del voto: mai una formazione dichiaratamente meridionalista, indipendente da poli nazionali, aveva ottenuto un risultato simile nel Sud continentale. I precedenti, tutti con ambito territoriale minore della Campania, avevano visto esiti esili: tra lo 0,1 e lo 0,2%. Diciottomila meridionalisti in fila per votare un simbolo che rappresentasse la nostra terra non si erano mai visti. Per queste persone lo 0,7% è “tanto” semplicemente perché segna un nuovo inizio.

La seconda. Chi ha seguito, anche non in prima persona, la bruttissima campagna elettorale in Campania, sa che abbiamo combattuto a mani nude in un mondo malsano e giudica quello 0,7% straordinario rispetto alle forze e ai denari in campo. MO ha raccolto tra la gente e senza trucchi le firme (non pochi sono inciampati già in tale fase), ha fatto una campagna elettorale su fatti e programmi, si è recata ai seggi senza aver assoldato rappresentanti di lista ma con pochi volontari. Il condizionamento del voto con mezzi illeciti e le preferenze letteralmente sparite - oltre 100 solo ad Arzano - fanno intuire che lo 0,7% è “quel che resta” dopo che i trafficanti di consenso hanno spolpato tutto quel che era alla portata delle loro zanne.

La terza. Tra un anno si vota a Napoli e a Caserta e quindi c’è chi non guarda al dato medio regionale bensì a quello nelle singole realtà territoriali. E allora l’1,5% di Napoli e l’1,9% di Caserta fanno di MO una forza di tutto rispetto, in grado di battere alla prima uscita formazioni con un radicamento antico come l’Udc, i Socialisti, i Verdi (a Caserta MO supera anche Noi Sud e Italia dei Valori). Per tali osservatori, insomma, MO già oggi non è il movimento dello “zero-virgola” ma una compagine radicata di cui tenere conto.

La quarta. I candidati di MO si sono alternati in tv e negli eventi pubblici dimostrando di essere una squadra con molti fuoriclasse. Ben 25, nelle tre province in cui la lista era presente, hanno superato le 100 preferenze. I voti raccolti da Flavia Sorrentino e Lucio Iavarone - oltre 1.500 - sono tali da non sfigurare in nessuna compagine. Così come il risultato del candidato presidente - superiore del 24,6% al voto di lista - è di gran lunga il migliore tra i cinque aspiranti presidenti in corsa ed è segno di capacità di attrarre consensi anche tra chi era “legato” al voto a un candidato di un’altra coalizione.

La quinta. MO ha detto a viso aperto cose che altri non dicono. Un po’ come accadeva ai Radicali negli anni Settanta, quando toccavano temi come l’aborto, che erano tabù in famiglia come in Parlamento, e che quindi erano preziosi a dispetto dell’1% raccolto nel 1976. MO ha svelato nel silenzio imbarazzato della classe politica locale il patto scellerato tra poteri del Nord e potentati del Sud per sottrarre denari e intelligenze al Mezzogiorno in modo da sostenere artificialmente la traballante economia padana: una logica da colonia interna che nessun politico del Sud aderente a sigle nazionali - e quindi legato a chi muove i fili da Milano, Torino, Genova o Firenze - può denunciare e tantomeno contrastare. Ecco perché quello 0,7% è visto, da tanti, come un alberello destinato a crescere.

A dispetto della matematica, insomma, lo 0,7% non è poco. Per averne la prova basta immaginare l’ipotesi contraria. Se avessimo ascoltato chi suggeriva di aspettare, o se avessimo mollato nel momento più duro della raccolta firme, non ci sarebbero stati quei confronti tv nei quali abbiamo messo alle corde competitori politici navigati ma privi di argomenti. E oggi non avremmo 18.000 persone allegre, schiette, mediterranee, orgogliose di aver espresso il voto più bello della propria vita.

Ecco perché 18.000 è appena l’inizio. E nessun inizio sembra poco.

1 Risposta

  1. E' importante quello che si farà da oggi alle prossime comunali di Napoli e Caserta, suggerirei poche iniziative, ma mirate furbe e forti entrare in consiglio comunale, chiedere al nuovo Sindaco poche cose, ma chiare tra cui anche simboliche ( forse !!! ) tipo la toponomastica di via e piazze.

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