RC Auto: l’ingiustificato pregiudizio verso gli assicurati meridionali

di Mattia Di Gennaro e Fabio Vitiello

Come è possibile leggere dal dossier “Le discriminazioni tariffarie Rc Auto a Napoli e nei Comuni del Sud Italia”, prodotto a maggio 2014 dall'Assessorato al Lavoro e alle Attività Produttive con delega alla Tutela dei Consumatori del Comune di Napoli, i Comuni del Sud Italia registrano le tariffe Rc Auto più alte d'Italia e d'Europa. Tale fenomeno è frutto di una distorsione del mercato che produce tariffe sproporzionate, limitazione alla libertà di scelta del consumatore e meccanismi informativi poco trasparenti causata, con tutta probabilità, da un'inadeguatezza della normativa nazionale nel garantire la tutela dei principi fondamentali previsti dalla legislazione comunitaria di riferimento.

Dato che sia l’art. 3 della Costituzione italiana (“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti la legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”) che quella europea vietano ogni forma di discriminazione, è ragionevole ritenere che il comportamento delle compagnie assicurative, che fanno cartello per l'applicazione delle tariffe, adombri una discriminazione reale tra i cittadini italiani residenti in diverse aree del Paese.

Dai dati analizzati emerge che per la sola circostanza di essere residenti in una regione del Sud Italia un’automobilista è costretto a pagare un premio assicurativo maggiore del 50% rispetto a un cittadino che risiede in una regione del Nord Italia, a parità di caratteristiche di guida, anzianità di assicurazione ed incidenti stradali causati. Questo significa che non solo i privati cittadini ma anche le aziende con sede legale nei comuni del Sud sono colpiti da un costo maggiore, rendendole spesso meno competitive di quelle del Nord.

La materia assicurativa della responsabilità civile era regolata dalla legge n. 990/1969, oggi sostituita dal Dlgs n. 209/2005 detto “Codice delle assicurazioni private”. Né nella suddetta legge n. 990/1969, né nel codice delle assicurazioni private, è sancito che il calcolo del premio debba basarsi sulla zona di residenza del proprietario del veicolo.

Nella prassi operativa, le tariffe RCA sono calcolate dalle compagnie assicurative sulla base di tre parametri principali:

  1. le caratteristiche dell'auto (più è potente, più paghi);
  2. le caratteristiche del guidatore (minore esperienza al volante, più paghi);
  3. la pericolosità territoriale, resa dalla frequenza degli incidenti in una data area geografica.

Tale prassi determina che, a parità di condizione contrattuali, di sesso, di età, di modello di autovettura, di attività professionale svolta e soprattutto di classe di merito (secondo la clausola Bonus Malus), nonché di pregressa sinistrosità (secondo l'attestazione di rischio), un cittadino che risiede in un Comune del Sud Italia paga per il premio assicurativo fino al triplo rispetto ad un cittadino che risiede in altre province italiane, in aperta violazione del principio di uguaglianza.

Secondo il sopracitato dossier del Comune di Napoli, inoltre, a causa delle iniziative che la maggior parte delle compagnie assicurative stanno mettendo in atto al fine di ridimensionare drasticamente il proprio portafoglio Rc Auto, almeno il 30% dei cittadini napoletani ha ricevuto negli scorsi anni disdetta immotivata del contratto assicurativo, in aperta contraddizione con il principio di “Obbligo a contrarre” che le compagnie assicurative dovrebbero osservare. A causa del solo luogo di residenza, gli abitanti dei nostri Comuni si vedono addirittura negata la possibilità di ottenere preventivi, sia da compagnie assicurative telefoniche che online.

Tutto quanto sopra riportato mostra azioni altamente discriminatorie da parte delle compagnie assicurative nei confronti dei cittadini dei Comuni del Sud.

 Cosciente di questa “questione meridionale”, il Governo Monti ha tentato di porre un rimedio emanando il Decreto Liberalizzazioni (successivamente convertito in Legge n. 27 del 24/03/2012), che è intervenuto sulla problematica assicurativa Rc Auto, con l'art. 32, comma 3-quinquies (cd. “emendamento Pontone”), nel quale si può leggere: “Per le classi di massimo sconto, a parità di condizioni soggettive ed oggettive, ciascuna delle compagnie di assicurazione deve praticare identiche offerte”. Il decreto è stato poi convertito in legge ma nessun risvolto concreto è stato raggiunto. Con detto emendamento ci si prefiggeva di far applicare in maniera uniforme, per le classi virtuose da nord a sud, senza la discriminante territoriale della “provincia di residenza”, la stessa tariffa a parità di condizioni soggettive (età, sesso, classe di merito, autovettura di proprietà, etc.). Tale norma, deliberata in una formula abbastanza confusa, è rimasta inapplicata, come ha certificato nel Dossier sopra citato l’Assessore al Lavoro del Comune di Napoli.

Le ragioni di questa mancata applicazione sono da rintrecciarsi nell'interpretazione che ne ha dato il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), contenuta anche nella lettera dell’Ivass del 19/04/2012 (prot. 09-13-007647) indirizzata alle compagnie e alle assicurazioni. Tale interpretazione dell’”emendamento Pontone”, formulata da un membro dello stesso Governo che lo aveva varato, ha declassato la norma da provvedimento obbligatorio ad auspicio di un veloce percorso verso la trasparenza tariffaria, considerando tra le condizioni oggettive una giustificata diversità di applicazione tariffaria in base ad una residenza diversa. D’altro canto, però, con l’interpretazione del MISE si è invitato le compagnie e gli enti di sorveglianza ad attivarsi affinché tali differenze non solo fossero ridotte, ma che venissero assolutamente rese trasparenti e non atte ad eludere l’obbligo a contrarre. Dal dossier del Comune di Napoli si legge che “Tale interpretazione pone l'accento sulla deroga che tale norma porrebbe rispetto al legame tra condizioni oggettive e soggettive di rischio e misure tariffarie. In particolare la norma contrasterebbe - secondo il Ministero - con il criterio oggettivo della differenziazione del rischio in ordine alle diverse zone subordinando l’effetto di tale norma alle differenze che ci sono tra le diverse zone relativamente a frequenza dei sinistri e livello dei risarcimenti (costo medio dei sinistri, la media tra il monte sinistri pagati ed il numero di sinistri), mettendo al contempo in evidenza come lo scopo di tale norma sia quello di imporre alle compagnie una maggiore trasparenza nella determinazione delle tariffe in ciascun territorio tale da spiegare perché in alcune zone del paese, a parità di condizioni oggettive e soggettive si paghino tariffe anche 4/5 volte superiori”. La realtà dei fatti, tuttavia, ha visto completamente eluse anche le linee guida del MISE.

Per arginare il caro RCA e calmierare le tariffe, il Comune di Napoli, nella persona dell’allora Assessore Marco Esposito, diede il via al progetto “Rca Napoli Virtuosa” con la compagnia gallese Admiral Group che opera in Italia col marchio ConTe.it. Tale progetto prevedeva la stipula di una convenzione secondo la quale gli assicurati di Napoli in regola col pagamento delle imposte locali ricevevano forti riduzioni delle tariffe (per la classe di massimo sconto si scende fino a 720 euro). Sebbene il provvedimento avesse portato benefici immediati a una buona fetta degli assicurati napoletani, tale sistema non ha rappresentato la soluzione finale al problema della discriminazione territoriale.

Nel Marzo 2013, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (anche Agcm o Antitrust) ha emesso la relazione denominata “Indagine conoscitiva riguardante la Procedura di Risarcimento Diretto e  gli assetti concorrenziali del Settore Rc Auto” (AGCM IC42), un documento in cui si evidenzia come accade che in due città che possono essere prese a paragone, quali Napoli e Milano (poiché omologhe per densità abitativa), pur avendo la stessa alta frequenza di sinistri e medio costo dei sinistri, le compagnie assicurative applichino tariffe mediamente differenti di circa il 60% a sfavore della città partenopea, in manifesta violazione anche dell’interpretazione del MISE. A beneficio del lettore, si ricorda che il MISE giustificava l’esistenza di differenze tariffarie tra zone con diversa frequenza dei sinistri e costo medio dei sinistri, auspicando una maggiore trasparenza nella determinazione delle tariffe nei confronti dei consumatori, in modo che chi avesse pagato di più avesse saputo perché. L’Antitrust si è trovato a indagare un contesto in cui venivano e sono ancora applicate differenziazioni tariffarie in diverse zone del Meridione d’Italia non giustificate dalle rilevazioni statistiche dei sinistri fatte dagli istituti preposti al controllo delle compagnie stesse (Ivass e Agcm). Emblematica la figura, tratta dalla relazione dell'Agcm e riportata anche nel Dossier del Comune di Napoli, che mostra il rapporto tra il livello dei premi (medi) e la frequenza sinistri. L’analisi dei dati sottolinea la marcata esistenza di una correlazione positiva tra livello dei premi e frequenza dei sinistri, ovvero che le province dove i sinistri sono più frequenti sono caratterizzate da livelli dei premi mediamente più elevati; tuttavia, tale principio non sembra valere per tutte le province considerate.

Fig. I - Rapporto tra il livello dei premi (medi) e la frequenza sinistriFig I - Il rapporto tra il livello dei premi (medi) e la frequenza sinistri, assicurati di sesso femminile

L’analisi dei dati sottolinea la marcata esistenza di una correlazione positiva tra livello dei premi e frequenza dei sinistri, ovvero che le province dove i sinistri sono più frequenti sono caratterizzate da livelli dei premi mediamente più elevati; tuttavia, tale principio non sembra valere per tutte le province considerate. Dalla figura, considerando a titolo esemplificativo le province di Milano e Napoli, si evince che, nonostante tali province siano caratterizzate dalla medesima frequenza sinistri (Elevata), i premi a Napoli sono di oltre il 60% più elevati che a Milano, in cui un assicurato paga addirittura meno della media e meno, ad esempio, di Caserta, provincia caratterizzata da una frequenza di sinistri più bassa!

La figura II illustra, invece, la relazione esistente tra il livello dei premi e il costo medio dei sinistri (o livello dei risarcimenti) per lo stesso profilo di assicurato considerato nella figura precedente

 Fig. II - Rapporto tra il livello dei premi (medi) e costo medio dei sinistri

FIG II - Il rapporto tra il livello dei premi (medi) e il costo medio dei sinistri

Come rilevato anche dal Dossier del Comune di Napoli, l’analisi dei dati e del grafico non lasciano dubbi nell’indicare l’esistenza di una correlazione positiva tra livello dei premi e costo medio dei sinistri, ovvero che le province dove i sinistri sono più costosi sono caratterizzate da livelli dei premi mediamente più elevati. Così come osservato per l’analisi riferita alla frequenza sinistri, si riscontra un’elevata variabilità dei premi medi provinciali a parità di costo medio dei sinistri. Ad esempio, il premio medio a Napoli è più del doppio di quello di Mantova, pur avendo entrambe le province la stesso costo medio dei sinistri. Una spiegazione di tali differenze (Mantova vs. Napoli) può essere almeno in parte ottenuta dal confronto della figura 2 con la precedente figura 1, dalla quale si può vedere come, rispetto a Mantova, Napoli è una provincia caratterizzata da una frequenza sinistri elevata, il che tende a riverberarsi sul livello dei premi”.

Come si è potuto vedere, i dati riportati dalle analisi dell’Antitrust e riprese dal Dossier del Comune di Napoli, evidenziano l’esistenza di un ingiustificato pregiudizio verso gli assicurati meridionali che le compagnie assicurative hanno nella determinazione delle tariffe, ingiustificato alla luce anche della mancanza di trasparenza. Se uno volesse trovare anche una solo giustificazione di tale discriminazione potrebbe asserire che nelle regioni meridionali potrebbe essere più frequente l’incidenza delle frodi assicurative, ragione per la quale le compagnie assicurative si tutelano alzando i premi; tuttavia, quello delle frodi è un altro tabù da sfatare dato che, in tal senso, non vi sono studi o statistiche che possano giustificare il rincaro delle tariffe per maggiore incidenza delle frodi al Meridione. È, invece, noto, attraverso la stessa indagine dell’Antitrust “AGCM IC42”, una serie di inefficienze operative all'interno delle politiche adottate delle compagnie assicurative per combattere il fenomeno delle frodi.

L’analisi effettuata, infatti, mostra come “quantomeno in uno scenario di medio-lungo termine, le politiche di contenimento dei costi (per i risarcimenti) dei sinistri adottate dalle compagnie non garantiscano il raggiungimento di livelli adeguati di efficienza produttiva. In sostanza, sembra che le compagnie abbiano finora adottato un’ottica di breve termine nel contenere i costi dei risarcimenti, intervenendo sulla composizione del proprio portafoglio e/o recuperando i costi derivanti dai fenomeni fraudolenti dai premi, anziché investire risorse adeguate in efficaci meccanismi di controllo dei costi”. Tali considerazioni si possono facilmente evincere da due fattori:

  1. Il comportamento attuato dalle Compagnie assicurative che spesso trovano maggiormente conveniente liquidare il sinistro anziché investigare approfonditamente se i danni lamentati, e di conseguenza i risarcimenti vantati, si siano effettivamente prodotti; a tale riguardo, l’analisi condotta dall’Antitrust ha evidenziato come le politiche di contrasto alle frodi attuate siano per lo più basate su controlli formali della documentazione e non risultano essere volte ad aggredire tale fenomeno in maniera efficace.

La conseguenza di ciò è che il numero di frodi accertate dalle compagnie in Italia appare piuttosto esiguo ed inferiore a quello accertato nei principali paesi europei, anche nel tanto vituperato Meridione;

  1. L’utilizzo piuttosto limitato degli strumenti “anti frode” come contratti con la clausola di “risarcimento in forma specifica” o l’istallazione della cd. “scatola nera”; come si legge dalla Relazione Agcom “In entrambi i casi le compagnie hanno adottato forme di incentivazione basate su scontistiche piuttosto contenute o addirittura inferiori agli oneri (addizionali) contrattuali a carico degli assicurati”.

Da una parte la supposta maggiore frequenza delle frodi nei comuni del Sud Italia, dall'altro lato un meccanismo quasi inesistente di controllo delle compagnie assicurative, che se vogliono arrogarsi il diritto di imporre tariffe più elevate nei comuni meridionali devono anche dimostrare in base a quale ragione esse pretendono ciò, sopra ogni ragionevole dubbio.

Come rappresentanti dei cittadini meridionali tutti, chiederemo immediatamente un tavolo di confronto con l’associazione di categoria delle Compagnie di Assicurazione, con il regolatore di tale mercato e con il Garante della Concorrenza e del Mercato, ricorrendo alle istituzioni comunitarie verso la discriminazione che da troppo tempo aleggia sugli assicurati dei comuni del Sud.

Forti poi dell’esperienza del Comune di Napoli, la Regione Campania, guidata da Marco Esposito e dalla Lista Civica MO!, si impegnerà al fine di promuovere una convenzione tariffaria RC Auto con le compagnie assicurative in modo da calmierare i premi.

1 Risposta

  1. Sono stanco di pagare questo ennesimo "pizzo". Sono quasi 20 anni che non denuncio un sinistro eppure se chiedo un preventivo con classe minima (l'ho fatto proprio ieri per una C2) mi é uscito 1.200 € quando la pubblicità faceva un esempio si circa 350 per Milano. Ho risolto solo con l'autometrica (a km traggio) perché fortunatamente faccio pochi km. Sono convinto che ci sia un cartello tra le compagnie che nessuno vuole o riesce a scoprire. Ci vogliono quindi regole che possano vincolare le compagnie.

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