Sapevi che Marco Esposito ha battuto Tremonti sulla proroga dei bonus fiscali solo al Nord?

Questa storia ci riporta al 2001. Alle elezioni il centrosinistra, che aveva governato nei cinque anni precedenti, pagò il prezzo di aver alternato tre premier al Palazzo Chigi (Prodi, poi D’Alema, quindi Amato) presentando al voto come candidato premier Francesco Rutelli. Gli errori del centrosinistra avevano rivitalizzato Silvio Berlusconi, che era riuscito a ricucire con Umberto Bossi dopo la clamorosa rottura di fine 1994 e le elezioni del 1996. Il “contratto con gli italiani” firmato a Porta a Porta davanti a un compiacente Bruno Vespa caratterizzò quelle elezioni e la vittoria elettorale fu nettissima. Ministro chiave in quel governo con il dicastero dell’Economia era Giulio Tremonti, ex Patto Segni nel 1994, da tempo alleato di Berlusconi su posizioni molto vicine a quelle leghiste. Tremonti nella cosiddetta legge dei 100 giorni, approvata a tre mesi dal voto, mantiene l’impegno di far tornare in vita la “sua” legge Tremonti, ovvero un bonus fiscale automatico per chiunque con partita Iva realizzasse degli investimenti. La nuova Tremonti prende il nome di Tremonti-bis ed entra in vigore nel novembre del 2001 per scadere alla fine del 2002. Dopo il primo anno di governo, nella primavera del 2002, il governo Berlusconi apre il fronte dell’articolo 18, la norma dello statuto dei lavoratori che prevede il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa, norma che il governo Renzi ha depotenziato all’inizio del 2015. Su quella battaglia, nel 2002, il governo riuscì a spaccare il sindacato, con la Cgil forma in difesa dell’articolo 18 mentre Cisl e Uil disposte a cedere in cambio di una contropartita. L’accordo firmato nel luglio 2002 con Cisl e Uil prevedeva, tra le altre cose, la proroga al 2003 della Tremonti-bis soltanto nel Mezzogiorno, in modo da creare una sorta di fiscalità di vantaggio. Ma fine anno il ministro si rimangia l’impegno per sopraggiunti problemi di bilancio.

Passano un paio di mesi e nel 2003 in uno dei tanti decreti omnibus che transitano per il Parlamento spunta la proroga della Tremonti-bis. Non più al Mezzogiorno, però, perché nella legge si parla di “comuni colpiti da eventi calamitosi”. In tre dei quattro decreti attuativi si specifica che le aree calamitate sono quella di Catania in seguito a un’eruzione dell’Etna, il comune di Modica, le province di Vibo Valentia, Pistoia e Lucca e l’area tra Molise e Puglia interessata dal terremoto di San Giuliano dove crollò una scuola. Nel quarto decreto si cita una catastrofe quanto mai ampia che si sarebbe verificata nel novembre del 2002: “Considerato che su gran parte dell’Italia settentrionale - si legge nel decreto - è in corso un maltempo di ampia proporzione e in particolare in Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna sono in corso piogge insistenti” viene dichiarato lo “stato d’emergenza” nelle sei regioni del Nord. Grazie alle piogge insistenti in sei regioni viene prorogata la Tremonti-bis fino al 31 luglio 2004.

Di fronte all’inchiesta del Mattino a firma Marco Esposito che svela i reali dati sulla Tremonti-bis il portavoce di Tremonti Guido Rivolta sbotta: “Ci sono stati tanti scandali al Sud, adesso si protesta per una volta che è stata fatta una cosa in favore del Nord”. Ma l’inchiesta non si ferma e un mese dopo l’altro rivela altri dettagli, come l’elenco completo dei 1610 Comuni del Nord che risulterebbero fittiziamente alluvionati nel novembre del 2002 (tra i quali Milano, Torino, Genova e Venezia) e come la circolare esplicativa 67/E nella quale il ministero delle Finanze spiegava a un imprenditore veneto che non era necessario dimostrare di aver subito danni per poter godere dell’agevolazione fiscale ma che era sufficiente essere residenti in uno dei comuni indicati negli elenchi della protezione civile.

http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=art&artId=248601&chId=14&artType=Articolo&back=0

Com’è andata a finire? Gli articoli del Mattino sono diventati denunce a Bruxelles da parte del presidente della Confapi Campania dell’epoca, Dario Scalella, e del governatore della Campania, Antonio Bassolino. Il commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti apri una procedura d’infrazione che si concluse il 20 ottobre 2004 con la condanna dell’Italia. La Tremonti-bis fu dichiarata illegale e gli imprenditori che ne avesser usufruito senza poter dimostrare il danno subito per le calamità dovettero restituire l’agevolazione. http://archiviostorico.corriere.it/2004/ottobre/19/Tremonti_bis_illegale_bonus_restituire_co_9_041019067.shtml

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